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La geologia dei Monti Rognosi
L’intera area dei Monti Rognosi è costituita da un esteso affioramento di
ofioliti, nome utilizzato in geologia per raggruppare tre rocce (serpentinite, gabbro e basalto) che hanno in comune l’origine magmatica sottomarina. Il termine ofioliti (dal greco
ophis = serpente e
lithos = roccia), utilizzato dai geologi dei primi dell’Ottocento, deriva dall’aspetto tipicamente verde e scaglioso della serpentinite, che ricorda appunto la pelle di un rettile.
L’aspetto di queste rocce è metallico, di colore scuro od opalescente indice della loro origine effusiva che conferisce al paesaggio un
aspetto crudo e selvaggio tipico dei Monti Rognosi, che mal si accosta alla tipica dolcezza del paesaggio toscano.
Sono rocce molto antiche, che circa 200 milioni di anni fa, nel Giurassico, formavano il fondale dell’Oceano Ligure-Piemontese, un braccio del più esteso Oceano Tetide, dalla cui chiusura hanno avuto origine le Alpi e l’Appennino.
Le ofioliti hanno tutte un’origine magmatica; si formano infatti lungo le dorsali oceaniche in seguito all’interazione del magma proveniente dal mantello terrestre con l’acqua di mare.
Le Miniere di rame e le cave di “ranocchiaia”
Gli affioramenti ofiolitici sono stati spesso protagonisti di vicende minerarie di epoca più o meno antica che hanno interessato, con alterne fortune, le mineralizzazioni che vi si trovano associate. I Monti Rognosi non sono sfuggiti a questa regola e, anzi, il loro sfruttamento minerario si spinge molto indietro nel tempo.
Di queste attività restano soltanto alcuni stretti pozzi verticali, corrispondenti probabilmente ai condotti di aerazione delle vecchie miniere. Nella zona del Conventino si nota ancora la presenza di una cava di “ranocchiaia”, una particolare varietà di serpentinite caratterizzata da una gradevole venatura reticolata, utilizzata fra il
'500 e l'800 anche per tre colonne del pulpito nella Cattedrale di Arezzo.
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